La posizione di noi GD Massa Carrara sul Piano del Paesaggio

Il Piano del Paesaggio rappresenta un lavoro importantissimo, durato, infatti, un’intera legislatura: dal 2010, quando è stato eletto Enrico Rossi a Presidente della Regione Toscana, ad oggi. Esso ha visto il coinvolgimento di centinaia di tecnici, del Ministero dei Beni Culturali e di tutti gli enti territoriali, ed è il frutto di una profonda mediazione fra le istanze ambientaliste e quelle degli industriali. Per come è stato concepito, il Piano non rappresenta un semplice vincolo, ma indica come, dove e quanto la Toscana vuole continuare a crescere: una crescita che sappia essere, da una parte, uniforme e pianificata, così da evitare il problema della balcanizzazione dovuta all’intrecciarsi di competenze fra i vari enti locali e, dall’altra, sostenibile e condivisa. Una crescita, insomma, che rappresenti un “sì” allo sviluppo e un “no” deciso alla cementificazione selvaggia.

All’art. 20 del Piano del Paesaggio si parla delle nostre Alpi Apuane.
Nella versione contenuta nella Deliberazione n. 58 del Consiglio Regionale del 2 luglio 2014 (Adozione dell’integrazione del PIT con valenza di Piano paesaggistico) le misure previste sono:
– No all’apertura di nuovi siti estrattivi.
– Sì all’ampliamento di quelli esistenti (fino a un massimo del 30%) e alla riapertura di quelli dismessi da non oltre 20 anni.
– Salvaguardia dei crinali.
– Lavorare in loco il 50% del materiale estratto.

Tuttavia, circa due settimane fa, in Commissione Ambiente, è stato presentato dal PD un maxiemendamento che prevede:
– Eliminazione dei limiti agli ampliamenti dei siti estrattivi (si potrà andare oltre il 30% ).
– Eliminazione dei vincoli di tempo per la riapertura delle cave dismesse.
– Gli unici casi in cui è previsto il divieto all’estrazione sono le vette sopra i 1.200 metri, sempre che non vi siano già cave aperte. In questo caso si potrà procedere all’escavazione, purché questa non sia a cielo aperto e non intacchi vette integre (precedentemente il piano prevedeva che non venisse toccata alcuna area vergine); nel rispetto di questo punto sarà anche consentita la riattivazione di cave dismesse.
– Gli ampliamenti non saranno considerati “nuove cave” e quindi non dovranno passare tramite il piano attuativo. Come non passeranno da questo le varianti sostanziali (ossia: nuovi fronti di cava, nuovi ingressi e nuove gallerie).
– Si potranno allargare le maglie per i ravaneti, cioè i depositi dei detriti di lavorazione, posti lungo i pendii adiacenti alle cave.
– Inoltre c’è la richiesta di trasformare le direttive in indirizzo.
Ricordiamo che un discorso diverso è quello sulle cave all’interno del Parco delle Apuane, praticamente non toccate dal maxiemendamento perché considerate già agenti in regime di escavazione non impattante.

Rispetto al maxiemendamento, è arrivata la mediazione del presidente Enrico Rossi, il quale, il 25 febbraio, ha presentato in conferenza stampa il suo “Lodo”, che ha come fine quello di «tenere assieme lavoro, profitto e bellezza». Il documento porta la firma del Presidente ed è a nome della maggioranza, ma dovrà essere discusso nella Commissione preposta prima di essere portato in aula per l’approvazione (il 10 marzo).
Il cosiddetto “Lodo Rossi” prevede:
– Istituzione di una commissione regionale sul paesaggio che sarà composta da esperti in grado di valutare l’impatto delle richieste di un certo rilievo riguardanti le estrazioni sotto i 1.200 metri.
– Sì alle richieste di ampliamento fino a un massimo del 30%, per un massimo di tre anni, se si opererà dentro i parametri autorizzati. Sempre che questi ampliamenti non costituiscano una variante sostanziale, ovvero l’apertura di nuovi fronti di cava o di novi ingressi in galleria. Altrimenti bisognerà chiedere la valutazione del paesaggio.
– No alle cave sopra i 1.200 metri, come peraltro già previsto dalla legge Galasso del 1985. Si potrà però intervenire su quelle esistenti, a condizione che ciò sia funzionale alla realizzazione di un piano di recupero.
– È previsto inoltre lo strumento del piano attuativo di bacino, ossia un piano particolareggiato delle cave, che, ad esempio, stabilisce dove passano strade e individua i bacini di accumulo.

Con il piano del paesaggio, la Regione approverà anche la legge sulle cave. La quale prevede che se gli imprenditori del marmo presenteranno, entro due anni, un piano industriale che prevede lo sviluppo della filiera e la lavorazione del marmo sul territorio apuano, la Regione è disponibile a prorogare le autorizzazioni, fino a un massimo di 7-9 anni. Agli imprenditori sarà proposto un patto, al quale dovranno aderire entro sei mesi. Se le aziende non aderiranno a questo patto, le concessioni andranno a gara. Il piano industriale dovrà essere approvato da un’apposita commissione, diversa da quella che si occuperà degli aspetti paesaggistici. Rossi chiede, inoltre, agli imprenditori di investire nel territorio, ossia usare parte delle proprie risorse per la salvaguardia ambientale. Sarà inoltre istituita una task force di ispettori regionali – composta da geologi, ingegneri e paesaggisti – incaricata di controllare il rispetto delle concessioni e di monitorare questi piani.

Di fronte a tutto ciò, noi, Giovani Democratici Massa Carrara, non possiamo che appoggiare la mediazione formulata da parte del Presidente Rossi, sottolineando, appunto, la necessità di mantenere quell’equilibrio che era stato raggiunto, con fatica, nella versione del 2014.
Riteniamo, a tale proposito, che su un tema così importante come la tutela dell’ambiente si debbano mantenere, con forza, posizioni sudate e discusse nei vari livelli del nostro Partito, specie alla luce del fatto che il PIT regionale rappresenta un vanto per la nostra Toscana e che tale vanto sia stato frutto del nostro stesso lavoro: lavoro che non dobbiamo sconfessare ma che dobbiamo sostenere e portare avanti con tenacia.
Ci sentiamo, inoltre, in dovere di affermare che, oltre al mantenimento dei risultati già raggiunti, il nostro Partito debba pretendere dai livelli locali un’applicazione seria ed equa del Piano su tutti i territori, perché il PD ha il dovere di far cambiare passo al paese, ripartendo proprio dai localismi, e perché la tutela del territorio rappresenta un vero e proprio cardine della politica.

LA SEGRETERIA DEI GD MASSA CARRARA


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