I diritti civili non sono una questione etica, ma politica. Approviamo il DDL Cirinnà il prima possibile e tutti insieme.

Venerdì 26 giugno la Corte Suprema degli Stati Uniti ha reso incostituzionali le leggi statali che vietavano il matrimonio egualitario, rendendolo così legale in tutto il paese. È stato stabilito che, in base al Quattordicesimo emendamento della Costituzione americana (quello sull’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge), gli stati devono permettere a tutti i cittadini di sposarsi con chi vogliono e riconoscere i matrimoni egualitari celebrati fuori dai loro confini: i divieti dei matrimoni egualitari, quindi, sono incostituzionali.

Una grande vittoria per il movimento LGBTQI mondiale, certo, e, in quanto tale, una vittoria che è stata ampiamente e giustamente celebrata. Tuttavia, questo importante risultato non deve farci perdere di vista la situazione italiana, dove le coppie dello stesso sesso non hanno nemmeno la possibilità di legarsi tramite le unioni civili, con tutte le tutele e i diritti che ne conseguono.

Intanto, al Senato, continua l’accidentato iter del DDL Cirinnà, che dovrebbe appunto andare a normare le unioni civili, arenato in Commissione Giustizia da circa 2.000 emendamenti. Il rischio è che, nonostante l’impegno della relatrice, Monica Cirinnà, non si riesca a licenziare il testo per l’aula e a dedicare sedute alla discussione prima della pausa estiva, cosa che farebbe slittare l’approvazione del testo ben oltre settembre, come era invece previsto.

A tutto ciò, si aggiunge un ulteriore problema: il Partito Democratico ha annunciato di voler lasciare libertà di coscienza sulla votazione, incorrendo così nel solito errore di considerare i diritti civili un problema etico e non prettamente politico. Ed essendo un problema prettamente politico, chi milita ed è stato eletto nelle fila del PD, fino a prova contraria il più grande partito progressista europeo, a nostro avviso non dovrebbe nemmeno pensare di votare contro.

Tuttavia, viste le conclamate resistenze da parte di alcuni, e visto quanto si è forzata la mano per altre votazioni, sarebbe auspicabile un invito a votare compatti anche in questo caso. Perché questa votazione non è secondaria rispetto ad altre: l’assenza di diritti fondamentali viola la libertà personale e comporta enormi diseguaglianze, comporta l’esistenza di cittadini di serie B. Una situazione francamente inaccettabile.

Come Coordinamento Giovani Democratiche e come Giovani Democratici Massa Carrara tutti, chiediamo al Partito Democratico, al nostro Partito, di prendere una posizione coraggiosa, perché non è più tempo di tentennare e aspettare. Non si parli più di libertà di coscienza, quindi, ma approviamo il DDL Cirinnà e approviamolo il prima possibile e tutti insieme. E che sia un punto di partenza per i diritti LGBTQI e la totale parità, e non certo un punto d’arrivo.

SARA LIGUTTI, RESPONSABILE COMUNICAZIONE GD MASSA CARRARA
IL COORDINAMENTO GIOVANI DEMOCRATICHE
I GIOVANI DEMOCRATICI MASSA CARRARA

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